Psicologia

Disturbo post traumatico da stress

La caratteristica essenziale del Disturbo da stress post traumatico è lo sviluppo di sintomi tipici che seguono l’esposizione a uno o più eventi traumatici. Gli eventi traumatici fanno riferimento a esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione, oppure violenza sessuale in uno o più dei seguenti modi:

1.      Fare esperienza diretta dell’evento traumatico

2.      Assistere direttamente a uno o più eventi traumatici accaduti ad altri

3.      Venire a conoscenza di un evento/i traumatico/i accaduto a un membro della famiglia oppure a un amico stretto. In caso di morte, l’evento deve essere stato violento o accidentale;

4.      Fare esperienza di una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento/i traumatico/i

Questi criteri fanno riferimento a adulti, adolescenti, bambini di età superiore ai 6 anni.

L’evento traumatico può essere rivissuto in vari modi. Comunemente l’individuo presenta ricordi ricorrenti, involontari, intrusivi dell’evento. Nel DSPT i ricordi intrusivi sono distinti dalla ruminazione depressiva in quanto si applicano  solo a ricordi spiacevoli, involontari e intrusivi. Un sintomo comune sono sogni spiacevoli che ripetono l’evento stesso o che sono rappresentativi o tematicamente collegati alle principali minacce contenute nell’evento traumatico. L’individuo può sperimentare stati dissociativi che durano da pochi secondi a diverse ore fino ad alcuni giorni, durante i quali vengono rivissute parti dell’evento e il soggetto si comporta come se l’evento avvenisse in quel momento.

È presente inoltre un persistente evitamento degli stimoli come per esempio evitamento o tentativi di evitamento di attività, luoghi o fattori fisici che suscitano ricordi dell’evento traumatico ed evitamento o tentativi di evitamento di persone che ricordano l’evento traumatico, inoltre, alterazioni negative della cognitività con un sostanziale aumento della frequenza di stati emotivi negativi (paura, tristezza, vergogna, confusione), marcata diminuzione di interesse ad attività significative, comportamento socialmente ritirato, persistente riduzione dell’espressione di emozioni positive.

Il trattamento del DSPT, in aggiunta alle topiche classiche già descritte, per il DAG, quali:

coping e problem solving

tecniche di autoregolazione

ristrutturazione cognitiva

gestione dei processi interpersonali

comporta la gestione di memorie perturbanti che devono essere analizzate e trattate al fine di renderne possibile la definitiva integrazione nella storia personale.

Gli aspetti specifici delle topiche precedenti rispetti a questo disturbo sono:

·         Il senso di responsabilità e di colpa

·         Il senso di vergogna

·         Il senso di perdita

·         Il rapporto con gli eventuali responsabili dell’evento traumatico (il tema del perdono)

·         I rapporti interpersonali in genere

·         Trovare un senso

Il processo di guarigione, inteso in senso evoluzionistico, si caratterizza per il fatto di giungere a poter rispondere alle seguenti domande:

1.      Che cosa ha significato realmente il trauma?

2.      Perché è accaduto?

3.      Perché non ho potuto elaborarlo e superarlo?

4.      Come posso trovare un senso nuovo per la mia vita dopo un simile evento?

5.      Perché non sono riuscito a superare il trauma e quali strategie avrei dovuto applicare che ora posso acquisire?

UNA TECNICA CHE  SI PUO’ USARE!

Risulta molto utile la tecnica di rivedere il film del trauma (rewind technique), consiste infatti nel rivedere l’evento come se si tesse vedevdo un film, con la possibilità di andare indietro o di “stoppare” o di andare avanti. La visualizzazione, in condizioni di rilassamento, e la ricostruzione narrativa consentono di elaborare le memorie traumatiche.

Si tratta di immaginare di trovarsi in un luogo “sicuro” (ossia un luogo nel quale ci sentiamo bene, non necessariamente felici, ma tranquilli) mentre, comodamente seduti in poltrona, guardiamo la TV ed abbiamo in mano un bel telecomando (non guasterebbe tenere in mano realmente qualcosa che simuli il telecomando). Immaginiamo poi di fluttuare fuori dal nostro corpo e di guardare noi stessi mentre osserviamo lo schermo (si crea così una doppia dissociazione ed una benefica presa di distanza dall’evento ricordato come doloroso). Il film, che inizia un momento prima che sia accaduto l’evento spiacevole e termina non appena esso è finito, può essere “manipolato” grazie al telecomando, facendo scorrere le immagini indietro rapidamente, andando così da un momento sereno e “sicuro” a un altro momento “sicuro” (inizio/fine) senza soffermarsi sulla parte centrale cruciale. In questo modo ci si rende conto che esiste una “fine” e che tutto può tornare come era al “momento -1″, prima dell’evento critico. In alcune varianti dell’esercizio, o contemporaneamente al rewind, il film può essere reso muto, fatto diventare in bianco e nero (togliendo ulteriormente quindi la coloritura emotiva), fatto rimpicciolire sullo schermo fino a diventare un piccolissimo puntino nero e poi scomparire.

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